Contaminazioni

The PLACE

“Perché gli chiedi cose così orrende?”
“Perché c’è chi è disposto a farle”

L’ultimo film di Paolo Genovese è un adattamento cinematografico della serie televisiva statunitense The Booth at the End ed è interpretato da un cast di attori e attrici italiani straordinario. Non sono un critico cinematografico e quindi mi fermo qui con la descrizione. Quello che voglio invece condividere è la bellezza di questo film, il sapore e l’atmosfera ambigui e dark, l’intuizione degli sceneggiatori.

E’ un film che parla di limiti, di varcare i limiti e che succede quando ci si trova a oltrepassarli. E’ un film che illumina il lato oscuro, il nascosto che c’è in noi e di cui non siamo totalmente consapevoli (o forse un po’ sì) e che comunque temiamo perché fa paura scoprire davvero chi siamo.

Cosa c’è al di là della linea di confine, cosa scopro di me se oltrepasso il limite. E, poi, c’è un limite invalicabile? Non è più solo questione di Jekyll e Hyde o di Dorian Gray è che cosa sei disposto a dare di te, o a (s)vendere di te, per ottenere ciò che desideri o pensi di desiderare. Qual è il limite? Qual è il tuo limite?

Mastandrea è stato dipinto come il diavolo, esterno a noi, un altro nelle vesti del tentatore. Ma il diavolo è parte di noi, siamo noi, quel diavolo è la nostra parte oscura che porta a metterci in pericolo, a rischiare, a sabotare le nostre vite così organizzate. O a vivere nascosti perché temiamo di scoprire chi siamo.

Genovese sembra amare il lato oscuro, anche nel suo film precedente Perfetti sconosciuti protagonista del racconto era il cellulare, la scatola nera di ognuno di noi. Il lato oscuro, l’altra faccia della luna. Lou Reed cantava “Ehi babe, take a walk on the wild side”. Ecco è questo, qual è il lato oscuro di ognuno di noi, ci sarà qualcosa, qualcuno, che ci farà scoprire questo aspetto che abbiamo così celato e che teniamo così nascosto?

Comments for this post are closed.