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Mamma mia che fatica!

Non c'è più il modello di indentificazione al quale aderire o contro il quale lottare, c'è una persona fragile, inerme, lontanissima da quella madre dell'infanzia e dell'età adolescenziale e adulta. E qui ci sono io, donna, adulta, in molti casi anche madre a mia volta con tutta la conflittualità che l'essere genitore e/o figlio porta con sé con tutta la problematicità nel percorso di separazione/individuazione. Non è più possibile dirsi "è colpa sua" ma si è solo individui e viene fuori tutto il dolore per quella persona che non è più riconoscibile per come era.
Madre cui avevamo paura di assomigliare ( e ci arrabbiavamo con lei per aspetti nostri irrisolti o ancora incompiuti che ci rispecchiavano in lei) o che trovavamo irraggiungibile perché " perfetta".
Il genitore che sta male, per età, per malattie degenerative, per stato di salute fisica che ha un crollo fisico ma che resta perfettamente lucido e consapevole di ciò che gli sta accadendo, un genitore che, nel bene e nel male, è stato punto di riferimento, ora è lì, fragile, inerte. C'è il dolore per quella figura forte che sembra sparita e tutto poi fa il pari con la fatica della vita, perché poi c'è il lavoro, la casa, la famiglia, il far coincidere tutto, il far quadrare i conti e, anche in caso di aiuto, sia con badanti che con i servizi sociali del comune, bisogna far quadrare le cose, l'organizzazione delle visite, etc. etc.
Va affrontato un lutto in presenza, quella donna che conoscevo non c'è più e, in sostituzione ce n'è un'altra che non conoscevo, che nessuno mi ha presentato. E che ora dipende da me. O che ora entra nella mia vita, o vi si impone dopo che l'avevo allontanata.
Poi sono varie le situazioni, ci sono persone che stavano in piedi ( ma anche in piedi bene con lavoro e famiglia) grazie al fatto che c'era la madre a sostenerle, che hanno fatto perché c'era il suo amore incondizionato e ora sono in crisi perché devono ritrovare non solo quella persona che non riconoscono più ma anche trovare se stesse; donne che avevano un rapporto conflittuale con le prorie madri e ora quella donna forte e invadente è lì ed è sempre richiedente o non chiede più nulla, o quella donna cui da sempre si era fatto da madre è ancora più dipendente.
Non si può ovviamente generalizzare, ci sono mille madri e mille figlie, ci sono storie e storie e bisognebbe valutare caso per caso oltre che storia per storia, in ogni caso due nuove donne vanno ritrovate, devono ritrovarsi in una nuova relazione. E può esserci il dolore negato con la rabbia che si fa evidente, la non accettazione che corrode tutto, anche gli altri legami interni alla famiglia se la madre deve entrare a far parte di un nucleo con una propria nuova storia ( un genero, dei nipoti, secondi matrimoni o nuove convivenze).
C'è il senso del dovere e il senso di colpa conseguente se non si riesce a mantene un'immagine di sé ideale, che risponde a tutto, che arriva ovunque ad anticipare tutto in un ideale di perfezione.
Se si riesce a tirare fuori l'aspetto della tenerezza, a mettere da parte l'idealizzazione, forse allora si riesce a vivere anche con questa nuova madre e accettare di poter essere non più in un rapporto madre- figlia ma in uno in cui ci sono due donne, con le loro storie, le loro diversità e in cui una è più bisognosa e fragile, almeno fisicamente, dell'altra.
Certo non è qualcosa di stabile, nel senso che momenti di rabbia e di tenerezza possono alternarsi e alternarsi anche più volte nel corso di una stessa giornata.
Non c'è una regola. Badante, RSA, senza aiuto. L'importante sarebbe trovare un proprio modo di stare, che forse non sarà il migliore del mondo ma che sia il migliore possibile per quella persona per riuscire almeno a godersi un po' di questa nuova relazione. Lasciarsi andare.
Un supporto psicologico poi certamente aiuterebbe, penso a una psicoterapia per analizzare più a fondo i vissuti personali a più ampio raggio o anche a un gruppo di psicoterapia tematico in cui ci possa essere il confronto con altre donne con esperienze analoghe, un modo per confrontarsi e per uscire dall'isolamento perché questo, con l'allungamento della vita, è certamente un problema destinato a espandersi.

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