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Deviazione per L’Aquila

Non ero mai stata a L’Aquila. Non mi era mai capitato di passare da quelle parti. Ancor meno dopo il 6 aprile 2009.
Avevo provato, come molti, dolore per il terremoto in sé come evento che arriva e spazza via tutto, ma anche e soprattutto per la devastazione avvenuta per cupidigia, ignoranza, grettezza, sciacallaggio. Per denaro. Mi riferisco ovviamente alle fondamenta di sabbia che, sgretolandosi, hanno sgretolato la vita di tanti ragazzi e delle persone che a quei ragazzi volevano bene.
Poi, a L’Aquila, ci sono passata la scorsa estate. Una deviazione voluta.
Ho scattato delle foto.
Ce n’è una che, credo, renda più di qualsiasi parola. E’ una foto, un montaggio, esposta tra altre, lungo il viale principale della città. Non conosco purtroppo il nome dell’artista. Mi ha colpita, molto, facendomi provare la stessa emozione – e commozione – vissuta di fronte alle macerie della Casa dello Studente.

Deviazione per L'aquilaSono raffigurati i portici, un non colore e, poi, un bianco e nero velato, non so se già nelle intenzioni dell’artista o se creata dalla polvere sviluppatasi dalle macerie e che gira nell’aria avvolgendo il centro de L’Aquila. Figure di passanti transitano sotto i portici, abbracciati nei loro cappotti. Uomini, donne, giovani. Vanno di fretta? Corrono al lavoro? C’è tempo per un caffè ? Fanno le “vasche” in una domenica mattina prima del pranzo? Hanno progetti? Obiettivi? Sogni? O non ci sono più? O sono anime in un limbo?

aquila

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