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Europe in a Globalized World

Dal 30 agosto al 3 settembre si è tenuta in Olanda la Conferenza Internazionale Europe in a Globalized World.

La Conferenza si sviluppava in quattro giornate residenziali caratterizzate dal riunirsi in grandi e piccoli gruppi, in cui era possibile far scaturire pensieri e condividere le emozioni suscitate dal contesto, riflettere su di esso e provare a far emergere nuovi significati spesso condivisi ma non immediatamente percepibili.

Si sono creati spazi di esplorazione dei processi inconsci generati dal risentimento, dalla paura, dai traumi, dai desideri e quanto tutto ciò abbia a che fare e influenzi il ritorno del passato nel presente.

Sono state giornate intense di continui confronti con persone provenienti in gran parte dalle diverse nazioni dell’Europa sia occidentale che orientale ma anche da altri Continenti.

Mai come in questo momento il concetto di Europa incorpora differenti definizioni ed emozioni ambivalenti, esclusioni e risentimenti così come progetti e speranze. Per alcuni paesi e persone l’Europa rappresenta il nuovo, la possibilità, il futuro, una via d’uscita e di riscatto, per altri una limitazione senza un senso e che per questo genera rifiuto e aggressività.

Per alcuni l’Europa rappresenta il padre protettivo per altri il padre tiranno che non ascolta i figli e non lascia loro spazio.

Il nuovo, così come la novità, appaiono come la figura dellostraniero, dell’estraneo, sempre vissuto con sospetto e come intruso. Il nuovo suscita ambivalenza e rifiuto e mette in discussione l’economia e le alleanze che si sono create nel tempo nei gruppi con i quali si entra in contatto e all’interno dei quali si vuole trovare collocazione per entrare a far parte di una storia e trovare una identità individuale ma anche comune e condivisa.

Il nuovo incarna e rende immediatamente presente la differenza, l’essenza dell’altro e, allo stesso tempo, ci fa interrogare sulla nostra identità e sulle differenze.

Lo sviluppo dell’identità, dell’io sono, procede contemporaneamente con lo sviluppo del ciò che non si è e il problema si evidenzia quando il io non sono coincide con io non ho e questo cambia il livello rischiando di portare non a uno sviluppo sano della competizione e a vedere l’altro come stimolo e opportunità ma a sviluppare invidiache produce solo frustrazione e aggressività nei confronti dell’altro.

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